Approccio clinico e pratica psicoanalitica
Il mio lavoro si basa sull’ascolto profondo della persona, spinta a chiedere aiuto a partire dai sintomi di cui soffre. Ogni malessere – che si presenti attraverso il corpo, le emozioni, i pensieri – ha un senso a cui va dato modo prodursi, che va compreso e non semplicemente eliminato. Ciò che si prova a far sparire torna poi sotto una forma diversa. Un’angoscia non ascoltata torna poi come sintomo nel corpo in forma somatizzata. Spesso il sintomo è la forma che la psiche trova per dire qualcosa che non riesce a esprimere altrimenti.
Mi muovo all’interno di una cornice psicoanalitica dove in primis c’è l’incontro umano prima ancora che una tecnica. Un percorso che si costruisce insieme, passo dopo passo, con il tempo necessario e nel rispetto dei tempi del paziente.
La cura non è uguale per tutti, ma ogni persona porta con sé una storia unica, fatta di parole, di ferite, di vissuti, di ricordi ecc. L’obiettivo non è adattarsi a un modello di normalità, ma trovare un modo più autentico e sostenibile di stare con se stessi e con gli altri. A rendere tutto questo possibile è la parola, ovvero il mezzo più potente di cui l’essere umano dispone. Non basta però che si parli per cambiare le cose e guarire dai propri sintomi, la parola che cura è una parola speciale. È una parola che si produce all’interno di un contesto transferale specifico, che solo uno psicoanalista preparato da una lunga formazione è equipaggiato a fornire.
Lavoro con adulti e giovani adulti, e ho esperienza con disturbi funzionali, sintomi somatici, ansia, depressione, psicosi, momenti di crisi e disorientamento esistenziale. So che il dolore psichico può assumere forme diverse, e cerco sempre di incontrarlo con rispetto, senza giudizio

